Sigarette elettroniche: la nuova sfida della salute pubblica in Inghilterra

Sigarette elettroniche Inghilterra

Il Regno Unito vede nelle e-cig una risorsa contro il fumo e (forse) dovremmo iniziare anche in Italia a seguire questo esempio

In Italia le sigarette elettroniche sono viste ancora con sospetto e, nonostante le informazioni ricavate tramite numerosi studi scientifici, le autorità sembrano ancora considerarle tanto nocive quanto le bionde. A dimostrarlo è la politica fiscale adottata nei confronti dei prodotti liquidi da inalazione (PLI) i quali sono sottoposti a una tassazione molto pesante che non incentiva il loro acquisto come alternativa al tabacco.

Il Regno Unito, dal canto suo, sembra aver intrapreso un percorso totalmente opposto e rappresenta un caso molto interessante e un potenziale esempio per il nostro Paese e per tutte quelle altre nazioni che stanno combattendo una durissima lotta: quella contro il fumo.

In questo articolo illustreremo quali sono le iniziative intraprese dal governo britannico in favore dello svapo e quali sono i risultati raggiunti finora grazie a queste misure.

Rgazzo inglese che svapa su una panchina

Come la sigaretta elettronica aiuta a smettere di fumare: la posizione del governo inglese

Nell’ottobre del 2021 è circolata una notizia dal sapore rivoluzionario: in quei mesi il governo del Regno Unito stava prendendo in considerazione l’idea di varare delle misure sanitarie per autorizzare la prescrizione della sigaretta elettronica come dispositivo antifumo anche attraverso sovvenzioni economiche a favore dei fumatori.

Purtroppo, sembrerebbe che questa misura non si sia concretizzata in quanto attualmente, sul sito dell’NHS (il servizio sanitario pubblico britannico), si afferma che le e-cig non possono essere prescritte.

Ad ogni modo, nonostante la mancata occasione il governo inglese ha continuato a portare avanti una politica di promozione dello svapo al fine di diminuire il numero dei fumatori nel Regno Unito. E lo ha fatto tramite numerose campagne pubbliche tra le quali la nota Stoptober. Si tratta di un’iniziativa governativa che parte all’inizio di ottobre e che esiste ormai da più di 10 anni. È specificatamente dedicata alla lotta contro il fumo al fine di tutelare la salute dei cittadini e di abbattere le spese sostenute dal sistema sanitario nazionale per la cura delle patologie causate dalle sigarette tradizionali, una voce di bilancio che ammonta a più di 2 miliardi di sterline.

Tra i principali canali con i quali le autorità inglesi portano avanti questa campagna c’è il sito governativo Better Health, il quale afferma che la e-cig “può aiutare a smettere di fumare ed è molto meno dannosa delle sigarette“. Inoltre, su questo portale si legge anche che “Utilizzando la sigaretta elettronica si hanno circa il doppio delle probabilità di smettere di fumare che utilizzando altri prodotti sostitutivi a base di nicotina, come gomme e cerotti“.

Ma cosa ha convinto il governo inglese a prendere una posizione così netta in merito allo svapo e a promuoverne l’utilizzo come strumento nella lotta contro il fumo?

Leggi anche: Svapo MTL o DTL: tutte le differenze tra queste modalità

Le e-cig sono fino al 95% meno dannose delle sigarette tradizionali

Le autorità britanniche hanno scelto di intraprendere questa strada controversa in seguito alle evidenze raccolte da numerosi studi scientifici eseguiti negli anni precedenti. Uno di questi, in particolare, ha costituito un fattore decisivo in merito a questa decisione. Mi riferisco alla ricerca pubblicata nel 2015 dall’agenzia Public Health England i cui punti principali possono essere consultati in questa pagina del sito ufficiale del governo inglese.

Tra i dati emersi durante questo studio, i più importanti sono stati i seguenti:

  • le sigarette elettroniche sono fino al 95% meno dannose rispetto a quelle tradizionali;
  • non c’è nessun dato che provi che le e-cig possano favorire la diffusione del vizio del fumo tra i minorenni. Questa conclusione è particolarmente interessante e significativa perché i detrattori delle sigarette elettroniche tendono ad affermare che il loro utilizzo possa spingere i più giovani verso il tabagismo;
  • circa la metà della popolazione britannica ignora il fatto che lo svapo sia meno dannoso del fumo.

Ricercatori inglesi

Riduzione dei fumatori nel Regno Unito: i dati dell’Office for National Statistics

Naturalmente l’eventuale successo delle originali politiche antifumo delle autorità britanniche deve essere misurato sulla base dei risultati effettivamente raggiunti. E i dati ricavati fino a questo momento sembrano essere piuttosto confortanti!

In particolare, ecco cosa afferma un rapporto pubblicato dall’Office for National Statistics (l’ente nazionale deputato alla raccolta di informazioni statistiche) e intitolato ‘Adult smoking habits in the UK: 2021’:

  • nel 2021 è stata registrata la percentuale più bassa di sempre di fumatori rispetto alla popolazione britannica totale, pari al 13,3%. Questo dato è diminuito costantemente negli ultimi 12 anni;
  • nel contempo, il numero degli utilizzatori abituali ha raggiunto un massimo storico attestandosi sui 4 milioni di vaper;
  • il merito della riduzione del numero di fumatori sarebbe da imputarsi anche alla diffusione delle sigarette elettroniche come alternativa a quelle tradizionali.

Leggi anche: Si può entrare allo stadio con la sigaretta elettronica? Ecco cosa dice la legge

In conclusione

Da diversi anni il Regno Unito ha scelto di puntare sullo svapo come soluzione alla piaga del fumo di sigaretta adottando una strategia per certi versi rivoluzionaria: promuovere le e-cig come alternativa meno dannosa rispetto al tabacco.

Si tratta di una scelta coraggiosa che, in base alle statistiche più recenti, sembrerebbe aver ottenuto degli ottimi risultati. Ma l’esempio inglese non ha ancora convinto l’Italia a fare altrettanto e, nel nostro Paese, le sigarette elettroniche vengono ancora considerate alla stregua delle bionde.

Tenendo in considerazione le interessantissime informazioni ricavate in base agli studi scientifici sopracitati non possiamo che augurarci che il Belpaese decida di intraprendere al più presto una strada analoga a quella scelta dal Regno Unito.