Il CBD in italia è legale? Ecco come stanno le cose

riassunto sulla legislazione in italia sul CBD

Una questione spinosa, quella che riguarda la legalizzazione del CBD in Italia: un percorso lungo che ha visto un enorme passo in avanti nel 2016 e un piccolo passo indietro nel Maggio del 2019.

Vista la vicinanza tra i due mondi, quello dei terpeni e quello del CBD, noi di Terpy in questo approfondimento andremo a porre chiarezza in questo gigantesco guazzabuglio di provvedimenti legali, in modo da restituire un panorama il più completo possibile della situazione della Cannabis light e suoi contenuti in Italia.

Il cammino per la legalizzazione e la fine di un ingiustificato proibizionismo che va avanti da quasi un secolo è ancora lungo. Numerosi paesi lo hanno compiuto, altri solo parzialmente. L’Italia dovrà prendere, prima o poi, una posizione definitiva. Noi di Terpy speriamo possa essere quella giusta.

Intanto precisiamo subito che i liquidi CBD per sigaretta elettronica NON sono illegali in Italia. Non esiste legge che ne vieti l’acquisto o il consumo. Semplicemente il ministero della salute non si è ancora pronunciato a riguardo, ma è noto come liquidi CBD per sigaretta elettronica siano commercializzati e usati in tutto il mondo senza rischi per la salute.

In Italia siamo sostanzialmente ancora arretrati a livello legale, a causa dei soliti problemi burocratici e lentezze amministrative.

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Dal 1990 al 2016: storia di un reato amministrativo

Un primo passo verso lo smantellamento del veto su una delle piante più affascinanti del nostro pianeta fu compiuto nel 1993, in seguito ad un Referendum popolare (18/19 Aprile), che modificava il precedente Decreto del Presidente della Repubblica del 9 Ottobre 1990.

Altrimenti conosciuta come legge n. 309, quella del 9 Ottobre 1990 era un testo unico che sanciva che la semplice detenzione per uso personale di sostanze stupefacenti era da considerarsi un reato (e conseguentemente punibile secondo il Codice Penale).

cbd legale in italia oppure no ecco la situazione legale

Il Referendum del 1993, dopo un intenso dibattito pubblico, invece, sancì la modifica della precedente legge n.309: la detenzione di uno stupefacente per uso personale, stabilita secondo un preciso calcolo che teneva conto della percentuale di principio attivo contenuto nella sostanza, non era più un reato ma un illecito amministrativo.

Si trattava di un enorme passo in avanti: l’uso di droghe, lo si sa oggi così come lo si sapeva allora, non si combatte con il pugno di ferro.

Dopo il 1993, tuttavia, la legislazione italiana decise di fare un altro triste passo indietro. Nel 2006, con la legge Fini-Giovanardi (legge del 21 Febbraio, n.49), le cose cambiarono ancora. Con questo provvedimento, infatti, veniva abolita qualsiasi distinzione tra droga leggera (cannabis) e droga pesante (eroina, cocaina, metanfetamine, etc.).

Fortunatamente la legge fu abolita nel 2014 dalla Corte Costituzionale, con il provvedimento del 12 Febbraio 2014. In tal modo si tornò alla situazione precedente, in cui la detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale continuava ad essere considerato un illecito amministrativo.

2016: l’anno della svolta

Il 2016 segnò la svolta: con la legge n.242 del 2 Dicembre 2016, infatti, si legalizzava completamente la produzione e la commercializzazione di cannabis light, sostanza che tra i suoi principi attivi contiene anche il CBD.

La cannabis light è quella varietà di cannabis appositamente selezionata per avere una concentrazione di THC (tetraidrocannabinolo) inferiore allo 0,6%. Il THC è il principio psicoattivo della cannabis, la causa principale dello sballo. Tuttavia, il THC non ha nulla a che vedere con il CBD, principio attivo non psicotropo presente nella cannabis.

Una concentrazione di THC entro lo 0,6% è decisamente troppo bassa per provocare una qualsiasi reazione nel consumatore, motivo per cui oggi è lecito commercializzare THC.

Una delle conseguenze del provvedimento è stata la diffusione dei Grow Shop sul suolo nazionale che, ad oggi, sono oltre 900, per un totale di circa 150 milioni di euro sottratti al mercato nero.

La legge del 2016 creò un vuoto amministrativo che permise la libera diffusione di prodotti derivati dalla cannabis light, da inflorescenze a oli, capsule edibili e anche prodotti contenenti CBD come i liquidi per sigarette elettroniche.

Sebbene dopo questi provvedimenti fumare le inflorescenze restava un reato amministrativo, gli usi diversi della cannabis light non erano considerati illeciti e quindi sono diventati ampiamente diffusi. Forse nessuno si aspettava quello che è successo dopo.

2019: il passo (falso) indietro

Nel 2019, più precisamente il 30 Maggio, le cose sono cambiate ancora in Italia. La Cassazione, difatti, emendò un provvedimento che da alcuni fu erroneamente visto come la fine della breve storia della cannabis light.

Non faremo nomi degli esponenti principali che hanno causato questo passo indietro e che hanno diffuso l’erronea convinzione che la Cassazione abbia sancito l’illegalità della cannabis light: sono nomi che tutti conoscono.

La cosa importante da dire è che la Cassazione semplicemente ha inasprito i controlli e dichiarato illecita la vendita di prodotti che hanno percentuali anche minime di THC. 

Ora vi sono da fare numerose precisazioni: una sentenza della Cassazione non ha valore vincolante per i giudici ma si limita ad esprimere l’ortodossa interpretazione della legge: non è la fine della cannabis light, ma l’esplicitazione del fatto che in Italia vige ancora una certa arretratezza e diversi nodi da sciogliere su queste tematiche.

Per questo motivo la libera vendita di prodotti a base di CBD, come i terpeni presenti nello Store di Terpy sono tuttora e comunque legali e il loro impiego libero e legittimo.

Nonostante la sentenza della Cassazione, infatti, i Grow Shop continuano la loro attività e continuano ad espandersi. I consumatori continuano ad acquistare e tratte beneficio dai prodotti a base di CBD e la lotta al mercato nero continua ad essere portata avanti.

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Il CBD è dunque legale?

La risposta è ambigua, come ambigua permane la legge n.242 del 2 Dicembre 2016.

Il CBD in Italia non è vietato, questa è la risposta giusta. E, siccome non è vietato, chiunque può farne il libero uso che meglio ritiene, senza contravvenire ad altre leggi, ovviamente.

Speriamo di essere stati il più chiari possibile e, nel caso in cui dovessero esserci aggiornamenti in materia, saremo tempestivi nell’informarvi. Nel mentre vi consigliamo di farvi un giro sul nostro Store per continuare a trarre tutti i benefici tipici del CBD con prodotti certificati e di qualità scelta.